Real Estate Data Hub #13

performance complessiva, determinando nuove esigen ze, monitoraggio, misurazione e, soprattutto, capacità di sfidare i partner nel tempo: si tratta di un cambiamento culturale profondo per il nostro settore. Quale importanza ha l’attenzione del locatore agli aspet ti di sviluppo sostenibile per i conduttori? Quali iniziative sono implementate nella gestione immobiliare, e quali controlli specifici sono richiesti al gestore? È ormai fondamentale ed è diventato un vero e proprio criterio decisionale. Le imprese devono rendere conto dei propri impegni ambientali e sociali, rendendo la gestio ne immobiliare un elemento diretto della loro strategia. Un edificio che non soddisfa queste aspettative si rivela presto una criticità, sia per immagine e conformità che per attrattività dei talenti. In questo contesto, il ruolo del gestore cambia radicalmente. Non gestisce più solo un asset, ma pilota una performance globale: energetica, ambientale e d’uso. L’ESG è diventato un linguaggio co mune tra proprietario, gestore e tenant. Il vostro gruppo ha una solida esperienza nei cosiddetti “tall building” («immeubles de grande hauteur» o im mobili di grande altezza), che in Francia richiedono un protocollo di sicurezza specifico e rigoroso (prevenzione incendi, etc.). Come viene gestito questo aspetto dal pro perty manager, e da quale ruolo specifico? Come intera gisce questo ruolo con proprietario e inquilini? I tall building sono, per natura, asset ad alto rischio. La gestione non tollera approssimazioni, motivo per il quale VSA Property ha internalizzato gestori SSIAP 3, cioè dotati di un diploma che certifica conoscenze altamente specializzate nell’organizzazione della sicurezza antincendio per edifici complessi, obbligatorio per determinati asset. In Francia, infatti, il quadro regolatorio è estremamente stringente, specialmente sulla sicurezza antincendio ma, oltre alla normativa, si tratta anche di una cultura di rigore, in cui il gestore ha un ruolo centrale: garante della conformità e della sua continuità nel tempo. Ciò richiede coordinamento costante delle squadre tecniche, controlli regolari e anticipazione dei rischi. La relazione con il proprietario è orientata alla massima trasparenza e allerta, quella con i tenant alla formazione e all’accuratezza. Per questo tipo di asset, la gestione è prima di tutto gestione del rischio, che costituisce la sua principale complessità. L’impianto territoriale del property manager è una scelta strategica? Le aree fuori dalle grandi città sono gestite da attori locali più piccoli, o rappresentano un mercato di riferimento anche per organizzazioni come la vostra? Riteniamo che la gestione immobiliare sia un “mestiere di prossimità” e che questo non cambierà. Non si gesti sce efficacemente un asset da remoto, specialmente con crescenti esigenze tecniche, regolatorie e ESG. Tuttavia, il

mercato si sta strutturando. Gli attori locali mantengono un ruolo chiave in certi territori, ma i grandi operatori por tano industrializzazione, capacità di reporting e standard di governance per gli investitori. La nostra strategia mira a coniugare radicamento locale e standard globali: è que sto equilibrio a fare la differenza e per questo mantenia mo una qualità di servizio da artigiano locale, con la scala di un gruppo che soddisfa il rigore dei grandi investitori istituzionali paneuropei. Nel 2025, i mercati europei degli uffici attraversano una fase di domanda crescente di spazi di alta qualità e of ferta limitata; allo stesso tempo gli investitori rimango no prudenti. Come sta evolvendo il mercato francese e come queste dinamiche conciliano forte domanda di as set reference con la prudenza degli investitori? Siamo usciti da un mercato di volume per entrare in uno di selezione. La domanda c’è, ma è estremamente mira ta, concentrandosi su asset impeccabili per localizzazione, qualità e performance ambientale. Nel frattempo, gli inve stitori restano prudenti, in conseguenza al contesto econo mico. La ripresa dei volumi di investimento, quindi, avviene su pochi asset che hanno standard elevatissimi: si tratta di un mercato più complicato, ma anche più leggibile. Sul mercato italiano nel 2025, la domanda di uffici è stata trainata principalmente da rinegoziazioni e ottimizzazio ni di superfici esistenti, più che da nuove locazioni. Quali dinamiche avete osservato in Francia, in particolare nel Q4? Il 2025 è stato segnato da un forte pragmatismo delle im prese. La maggior parte dei movimenti ha riguardato ri negoziazioni o ottimizzazioni: le aziende hanno riorganiz zato e sistemato l’esistente prima di impegnarsi in nuovi progetti. Questo riflette una trasformazione profonda nell’utilizzo degli spazi, determinato dal lavoro a distanza, con una riduzione delle superfici ma un aumento delle aspettative in termini di qualità. Ciò è stato confermato anche dall’andamento del Q4, in cui i volumi sono stati fo calizzati su progetti strategici e asset di qualità. Il mercato non riparte uniformemente, si ricostruisce. Il modello “su misura” è sempre più richiesto. Anche in Francia osservate una domanda crescente di soluzioni personalizzate? E come evolvono le aspettative degli oc cupanti? Le imprese non comprano più metri quadrati, ma solu zioni. Spazi adattabili alla loro organizzazione, cultura e sfide. Questo cambia totalmente il modo di concepire e valorizzare un asset: flessibilità, servizi, performance energetica e qualità d’uso diventano centrali. Il “su misu ra” non è una moda, ma un’evoluzione strutturale. Segna il passaggio da immobiliare di stock a immobiliare di ser vizio, ed è probabilmente uno dei cambiamenti più pro fondi nel nostro settore.

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